L’Istituto nazionale di statistica (Istat) lancia l’allarme sull’impatto che i nuovi dazi annunciati dagli Stati Uniti potrebbero avere sulle esportazioni italiane. Secondo il Focus contenuto nella Nota sull’andamento dell’economia italiana, le restrizioni commerciali imposte da Washington rischiano di influenzare significativamente il commercio estero del nostro Paese.
Nel 2024, oltre il 48% del valore dell’export italiano è stato destinato ai mercati extraeuropei, una quota superiore rispetto a quella di Germania, Francia e Spagna. Gli Stati Uniti rappresentano un partner cruciale, assorbendo circa il 10% delle vendite all’estero dell’Italia e oltre il 20% delle esportazioni dirette fuori dall’Unione Europea.
Istat evidenzia inoltre che l’Italia, insieme alla Germania e, in misura minore, alla Francia, ha registrato un avanzo commerciale con gli USA, contribuendo positivamente al surplus europeo. I settori più esposti sono la meccanica, l’alimentare, le bevande e il tabacco, il tessile, l’abbigliamento, la pelletteria e i mezzi di trasporto.
Tuttavia, lo scenario globale si complica ulteriormente con l’entrata in vigore delle tariffe statunitensi del 25% sulle importazioni da Canada e Messico, e del 10% sui prodotti cinesi. Questo aumento delle tensioni commerciali, unito all’incertezza geopolitica, potrebbe compromettere la stabilità delle catene di approvvigionamento globali e rallentare la crescita economica mondiale.
L’Istat sottolinea come il crescente protezionismo e l’adozione di politiche industriali introverse in diversi Paesi possano rappresentare un freno per il commercio internazionale nel breve e medio termine. Il rischio per l’Italia è quindi concreto: una riduzione della domanda statunitense potrebbe ripercuotersi negativamente sulla competitività e sulla crescita del Made in Italy nei mercati globali.