I dazi del 20% sui vini italiani imposti dagli Stati Uniti rischiano di penalizzare duramente il settore vinicolo, con un taglio ai ricavi stimato in 323 milioni di euro annui. Il presidente di Unione Italiana Vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi, lancia un appello per un accordo tra produttori italiani e partner commerciali statunitensi, al fine di ripartire l’onere del sovrapprezzo senza scaricarlo sui consumatori.
Secondo un’analisi dell’Osservatorio Uiv, il 76% delle bottiglie italiane esportate negli USA si trova in “zona rossa”, con esposizioni critiche per Moscato d’Asti (60%), Pinot Grigio (48%), Chianti Classico (46%) e Brunello di Montalcino. Complessivamente, 364 milioni di bottiglie e oltre 1,3 miliardi di euro di valore potrebbero subire un duro colpo.
Anche il segretario generale di Uiv, Paolo Castelletti, evidenzia le difficoltà per l’Italia rispetto agli altri Paesi europei. Il mercato statunitense rappresenta il 24% dell’export vinicolo italiano, contro il 20% della Francia e l’11% della Spagna. Inoltre, l’80% dei vini italiani venduti negli USA appartiene alla fascia “popular”, con un prezzo medio di partenza di circa 4 euro al litro.
Nel frattempo, si guarda all’Unione Europea per un intervento risolutivo: l’accoglimento della proposta del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, di escludere gli alcolici dalle dispute commerciali potrebbe evitare un’escalation di dazi tra USA ed Europa, salvaguardando il comparto vitivinicolo italiano.