A Firenze, all’Osteria Pratellino, per la rassegna “A tavola con il produttore” abbiamo avuto il piacere di incontrare Isabella Vecchione, titolare dell’Azienda Agricola San Quirico, vera eccellenza del territorio sangimignanese. Isabella rappresenta la quarta generazione e si occupa di ogni fase della vinificazione: dalla cura delle piante fino alla vendemmia, dalle degustazioni alle visite guidate della cantina. L’azienda è nata nel 1860 ed è stata tra le prime a ottenere la certificazione biologica nel 2000. Produce tre vini bianchi, tre rossi, vinsanto, grappa e anche olio. Ha vigneti ben esposti, situati a un’altitudine compresa tra i 200 e i 300 metri sul livello del mare. Oltre quattordici ettari, metà dei quali dedicati alla Vernaccia di San Gimignano, perla rara attorniata da celebri rossi toscani.

La Vernaccia è stata la prima DOC italiana nel 1966. Un vino già apprezzato nei banchetti dei Medici, citato da Dante e Cecco Angiolieri, pregiatissimo e prodotto esclusivamente in quella fortunata area in provincia di Siena. Un vitigno atipico, gastronomico per eccellenza, caratterizzato da grande sapidità, asciuttezza, armonia e dal caratteristico retrogusto amarognolo. Il disciplinare di produzione prevede due tipologie: la Vernaccia di San Gimignano Annata e la Riserva, che deve essere commercializzata almeno un anno dopo la vendemmia. Durante la cena al Pratellino, abbiamo degustato tre vernacce accomunate da sapidità e salinità, ma con differenti sentori, ricche di una propria identità e di un’ottima riconoscibilità.

Con i magnifici bocconcini di storione che hanno aperto la cena, è stata servita una Vernaccia Annata del 2019, certificata biologica. Un vino che affina in legno e che rivela un grande potenziale espressivo anche dopo anni. Una Vernaccia classica che al naso presenta sentori di pesca bianca, bergamotto, gelso e un retrogusto mandorlato. Ottimo e decisamente coerente al palato.

La Vernaccia Selezione “La Paglierina” è stato il secondo vino proposto da Isabella Vecchione, fermentato per tre anni in cemento e affinato due anni in bottiglia. Al naso un’esplosione di miele, nocciole, frutta secca e frutta gialla. Rispetto alla prima Vernaccia, si espande maggiormente al palato. Si adatta a piatti avvolgenti ed è risultata perfetta con lo sformatino di verdure allo zafferano e fonduta di pecorino.

Con il burroso e avvolgente risotto ai carciofi, abbiamo gustato invece la Vernaccia Riserva Isabella, annata 2020. Questo vino, nato nel 1999 e dedicato a Isabella dal padre, incarna un’altra declinazione della Vernaccia, derivando da una particolare selezione vendemmiale e da un invecchiamento di due anni in rovere francese e un anno in bottiglia. Al gusto è asciutto, sapido ma armonico, con un sapore persistente. Migliore se servito leggermente più freddo di un grado.

Con lo spezzatino di cinghiale e patate, i commensali hanno poi avuto il piacere di gustare un rosso dell’Azienda San Quirico: un Merlot del 2020, invecchiato tre anni in legno e sei mesi in bottiglia. Al naso ha un buon sprint, è spiccatamente sapido, altamente gastronomico e non da meditazione. È pulito, equilibrato, e vi si percepisce nettamente il frutto.

Per concludere la cena all’Osteria Pratellino, il Dry Gin Castelgreve. Perfetto in purezza, con le sue spiccate note di ginepro, agrumi e pepe. A rappresentarlo e a parlarne c’era Roberta Zanobini, Responsabile Vendite Ho.Re.Ca. dell’Azienda Castelli del Grevepesa. L’oste Francesco Garzoli lo ha proposto con lo zuccotto, tipico dolce della tradizione fiorentina. Decisamente ottimo, come del resto tutte le altre portate, eseguite dallo chef Matteo Caccavo. Bravo, bravo, bravo!