La castanicoltura in Toscana e in Italia sta attraversando una fase critica, con una riduzione delle superfici coltivate e una diminuzione della produzione. Le cause principali di questa situazione sono i cambiamenti climatici, la diffusione di patogeni e la crescente concorrenza internazionale, in particolare da parte di paesi come Cina, Cile e Turchia. Tuttavia, nonostante le difficoltà, il settore sta cercando di reagire con strategie innovative e nuove sinergie.
Un segnale positivo arriva dal recente convegno CASTANEA, che si è tenuto a Firenzuola (Firenze) presso l’Auditorium del Banco Fiorentino. L’evento ha riunito esperti del settore, rappresentanti istituzionali e accademici per discutere il ruolo della castanicoltura nell’economia toscana. Durante l’incontro, è stato sottolineato il fermento positivo che coinvolge la Regione, le università e il mondo della ricerca. A dicembre, Firenze ospiterà gli Stati Generali della Castanicoltura Italiana, un’importante occasione per discutere le sfide del settore.
Attualmente, la Toscana conta cinque denominazioni e quindici prodotti certificati, con un fatturato complessivo di circa 300mila euro. Tuttavia, tra il 1970 e il 2021, si è registrato un drastico calo del numero di aziende e delle superfici coltivate. Silvia Scaramuzzi, dell’Università di Firenze, ha sottolineato l’importanza di puntare sull’innovazione organizzativa per contrastare questa tendenza. “Occorre creare una rete tra produttori e associazioni, favorendo la collaborazione per valorizzare il prodotto”, ha dichiarato.
Durante il convegno, diversi produttori hanno condiviso le loro preoccupazioni e le possibili soluzioni. Emanuele Piani, presidente del Consorzio Marrone del Mugello, ha spiegato che “la diversità del territorio deve diventare un punto di forza. Grazie alla Regione Toscana, abbiamo ottenuto misure ad hoc per la castanicoltura, ma serve una maggiore tutela e promozione”.
Roberto Ulivieri, produttore della Castagna del Monte Amiata IGP, ha evidenziato come l’abbandono dei castagneti stia aumentando il rischio di incendi. “Inoltre, l’importazione di castagne da Cile e Cina rischia di penalizzare il nostro prodotto”, ha aggiunto.
Barbara Maffei, produttrice della Farina di Castagne della Lunigiana DOP, ha messo in evidenza la difficoltà di certificare il prodotto, sottolineando la necessità di investimenti mirati nei castagneti e una comunicazione più efficace. “Molti castanicoltori non riescono a certificare il prodotto, e serve un investimento serio nel settore”, ha affermato.
Ivo Poli, produttore della Farina di Neccio della Garfagnana, ha proposto di puntare sull’associazionismo per sostenere i piccoli produttori e formare le nuove generazioni. “Dobbiamo metterci insieme per supportare i piccoli produttori e creare un rinnovamento generazionale”, ha detto.
L’assessora regionale Stefania Saccardi ha parlato delle misure adottate dalla Regione Toscana per sostenere il settore. Tra queste, ha menzionato l’assegnazione di 24 milioni di euro destinati alle aziende agricole nelle aree montane svantaggiate. Inoltre, la Regione sta sviluppando un distretto regionale della castagna per favorire strategie condivise e una maggiore competitività a livello nazionale ed europeo.
Nel corso dell’evento sono stati presentati anche progetti di ricerca innovativi, come il progetto BIG (Benessere in Guscio) e il progetto GOOOP, che si concentrano su nuove tecnologie per la conservazione della castagna post-raccolta, utilizzando ad esempio l’ozono.
Lorenzo Fazzi, dell’Associazione Città del Castagno, ha parlato del ruolo fondamentale dell’associazione, che riunisce i comuni italiani con una tradizione storica legata alla castanicoltura. “Il nostro obiettivo è promuovere il prodotto e valorizzare i territori legati alla castanicoltura”, ha dichiarato.
Il convegno CASTANEA è stato quindi un’importante occasione di confronto, gettando le basi per il rilancio della castanicoltura toscana e italiana, e per un’azione coordinata che possa garantire una maggiore tutela e valorizzazione del settore.