Ruffino, una delle cantine storiche della Toscana, sta vivendo un momento di grande incertezza a causa dei dazi imposti dall’amministrazione Trump sui vini italiani. Sandro Sartor, presidente e amministratore delegato di Ruffino, ha commentato la situazione in un’intervista a La Nazione del 24 marzo, spiegando che le conseguenze dei dazi, sebbene ufficialmente previsti per metà aprile, sono già pesantemente avvertite.
La causa principale di queste difficoltà riguarda gli ordini fermi da parte degli importatori americani. “Nel dubbio, per timore di dover pagare il 200% dei dazi su ogni bottiglia, gli importatori americani hanno già cancellato tutti gli ordini”, ha spiegato Sartor. Questo ha creato una crisi immediata per Ruffino, che esporta ogni anno circa 10 milioni di bottiglie negli Stati Uniti, un mercato che rappresenta circa la metà del suo fatturato.
Sartor ha aggiunto che l’azienda si trova ora con quasi un milione di bottiglie bloccate nei magazzini di Livorno, in attesa di essere spedite. La stima delle perdite è devastante: “Abbiamo un fatturato di circa 120 milioni di euro all’anno e ogni mese fatturiamo 5 milioni grazie all’export negli Stati Uniti”, ha dichiarato il presidente di Ruffino. “Se questa situazione non si risolve, rischiamo di perdere 60 milioni di euro all’anno.”
Nel tentativo di mitigare i danni, Ruffino ha aumentato le giacenze presso gli importatori americani nei mesi scorsi, per garantire che le bottiglie rimanessero sugli scaffali per almeno un paio di mesi. Tuttavia, Sartor è chiaro: “Se la situazione non si risolve rapidamente, rischiamo guai seri”.
L’azienda spera che una rapida negoziazione diplomatica tra l’Unione Europea e la Casa Bianca possa ridurre i dazi, altrimenti l’effetto a lungo termine potrebbe essere devastante per il settore vinicolo italiano. “Il rischio è che tra qualche mese gli scaffali americani siano vuoti di vino italiano”, ha concluso Sartor.