Angelo Gaja, durante l’apertura dell’anno accademico dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino (Aivv) ad Alba (Cn), ha affrontato alcuni dei temi più urgenti per il futuro della viticoltura.
Sui cambiamenti climatici, Gaja ha affermato: “Con il cambiamento climatico, che preoccupa per la salute del vigneto, c’è da imparare a conviverci. I patogeni, sempre più aggressivi, non li puoi far fuori tutti e allora diventa importante la capacità di adattamento”. Il produttore ha suggerito di “piazzare i vigneti in altitudine ma senza estirpare o spostare altrove i boschi che vanno lasciati dove si trovano”.
Parlando di vitigni resistenti, Gaja è stato chiaro: “I vitigni resistenti è bene che siano piantati, ma non devono entrare nelle DOC. Abbiamo lavorato per valorizzare le denominazioni con le loro diversità, tipicità e caratteristiche, con i resistenti che vengono prodotti ovunque, sarebbe una gravissima omologazione, un inquinamento delle DOC”.
Riguardo la comunicazione sul consumo di alcol, Gaja ha detto: “L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oss) ha detto che l’alcol è veleno in qualsiasi quantità, non solo se ne abusa”. Ha poi aggiunto che il mondo del vino deve “rimodulare il nostro messaggio: bere con misura, se sai bere superi i rischi che comporta”.
Infine, Gaja ha parlato dell’intelligenza artificiale, osservando che “stimolerà la creatività” ma sottolineando che l’IA “non potrà mai misurare l’eleganza. Per quella ci vorrà sempre l’uomo”.
Le parole di Angelo Gaja ci pongono di fronte a sfide cruciali per il futuro del vino: come convivere con il cambiamento climatico senza perdere l’identità delle denominazioni? Fino a che punto l’innovazione, come l’intelligenza artificiale o i vitigni resistenti, potrà davvero integrarsi senza compromettere la qualità? In un mondo in continua evoluzione, il settore vitivinicolo dovrà trovare il giusto equilibrio, senza dimenticare l’essenza del suo patrimonio.